ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2017 alle 2:24
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shock da parto
La percezione delle situazioni traumatiche da parte dei bambini, differisce sostanzialmente da quella degli adulti non solo per la differente capacità di razionalizzazione, ma anche per la mancanza di mezzi espressivi quali la parola. Situazioni non considerate traumatizzanti da un adulto possono avere, invece, ripercussioni anche molto profonde in un bambino.
Consideriamo ad esempio il momento del parto: il bambino può vivere soggettivamente, indipendentemente dal fatto di essere circondato di cure amorevoli o da un ambiente tranquillo, il passaggio dall’ambiente protetto dell’utero all’ambiente esterno come un trauma. Se poi il travaglio è difficoltoso ed il bambino staziona per diverse ore nel canale vaginale, il sistema corporeo del neonato è sottoposto ad un trauma con potenziali ripercussioni sull’intero sistema corporeo. L’arrivo nel mondo esterno può indurre un ulteriore shock, dato che il bambino entra in contatto improvvisamente, dopo un lungo travaglio, con luci e rumori forti rispetto all’intimità del ventre materno. Il processo tramite il quale il bambino viene lavato e pesato e preso da delle mani che provvedono poi a prendersi cura di lui sono un drammatico cambiamento dai precedenti nove mesi in utero.
Una particolare e comune causa di shock è il prematuro taglio del cordone ombelicale. Il cordone ombelicale è il collegamento con la vita tramite cui il neonato ha ricevuto ossigeno e nutrimento per tutto il tempo che ha vissuto nel grembo materno. Nel momento in cui il neonato viene alla luce, il cordone ombelicale continua a provvedere a queste funzioni nutritive per alcuni minuti dopo la nascita. L’improvvisa separazione da questa fonte di nutrimento, soprattutto se le funzioni respiratorie o cardiocircolatorie non sono completamente stabilite come, ad esempio nel caso in cui la madre sia stata sottoposta ad anestetici durante il parto, può creare traumi che vengono memorizzati nel plesso solare e nell’area ombelicale e dare manifestazioni di tensioni e senso di oppressione nel sistema cranio-sacrale nelle vicinanze di quest’area (con conseguenti effetti nei circostanti visceri come già descritto). Nei casi più gravi possono addirittura subentrare fenomeni convulsivi o gravi deficit circolatori che lasciano ripercussioni ancora più drammatiche nel sistema del neonato.
E’ molto comune trovare un profondo senso di shock localizzato a livello del plesso solare nei bambini nati tramite taglio cesareo. Questo shock avviene nel momento dell’incisione quando la pressione interna nel grembo materno cambia molto velocemente causando sia traumi fisici sia emotivi: la reazione comportamentale indotta nel neonato si manifesta come bisogno di afferrare e stringere, associato a contrazioni attraverso tutto il corpo e tensione nella testa e nel plesso solare. Qualora poi durante l’estrazione si verifichi la necessità di afferrare il bambino per la testa, anche per la delicatezza e l’incompletezza dell’ossificazione, spesso è possibile percepire un senso di compressione che permane anche dopo il parto stesso.
Non bisogna poi sottovalutare che le tensioni della madre, dei genitori e nelle relazioni familiari in generale, possono essere trasmesse al feto tramite le percezioni che la madre vive non solo durante la gravidanza, ma anche al momento del parto stesso. Infatti, troppo spesso dimentichiamo che quando proviamo delle emozioni, queste vengono trasformate in vere e proprie tempeste neuro-ormonali che possono investire il feto causando shock anche gravi. Volenti o nolenti, senza per questo indicare alcuna colpa, la madre non solo è l’interfaccia fra il nascituro ed il mondo, per i nove mesi della gestazione, ma fornisce il tessuto metabolico ed ormonale da cui l’embrione trae il proprio nutrimento.
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