colpo di frusta:
un problema insolubile?

ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2017 alle 16:13

che cosa accade nel colpo di frusta? (pagina 1) ← torna
bbb (pagina 2) ←
ccc (pagina 3) ←
ddd (pagina 4) ←
eee (pagina 5) ←
fff (pagina 6) ←

tratto da:

colpo di frusta:
solo in caso d’incidente stradale?

Ovviamente i sintomi di questo tipo di trauma si accusano non solo come conseguenza di un incidente stradale, ma in qualunque situazione in cui il capo subisca violente accelerazioni e decelerazioni.

Si possono verificare anche in altre occasioni accidentali, quali, ad esempio, da colpi subiti nell’ambito dell’attività sportiva, come nel calcio, nell’hockey, in occasione di cadute dagli sci, dalla bicicletta o anche dopo semplici scivolamenti, ma addirittura ricevendo uno schiaffo.

Oltre alla componente muscolare, anche i legamenti che avvolgono e proteggono la colonna cervicale vengono coinvolti, anche se non sono strappati completamente, subendo, comunque, stiramenti, allungamenti o lesioni parziali; raramente si fratturano delle piccole articolazioni cervicali, i corpi vertebrali o i dischi intervertebrali.

Ernie del disco, tali da provocare lesioni midollari sono rare dopo il trauma, in quanto la compressione acuta, la torsione e la flessione normalmente non causano ernie del disco nel collo sano; infatti, è necessaria la presenza di degenerazione dei tessuti osteo-articolari, come avviene per esempio con la senilità e nei sollevatori di pesi (per lavoro o per sport). Se il trauma è stato devastante, anche se raramente, si possono creare fratture vertebrali o dislocazioni osteo-articolari, che peraltro sono facilmente evidenziabili con la radiografia di controllo che viene eseguita in tutti i pronto soccorso come routine standard in caso d’incidente.

Siamo in tanti ad essere stati coinvolti una o più volte in piccoli o grandi incidenti stradali: ognuno di noi ha reazioni differenti e differenti modi per gestire l’energia cinetica derivante dall’impatto che viene in qualche modo trasferita nel corpo che la assorbe e le deve contrastare, generando reazioni individuali.

Spesso il problema non è causato dall’urto o o dalla collisione, ma è la conseguenza del tentativo, da parte del corpo stesso, di reagire al trauma secondo i propri schemi consolidati di gestione dello shock, che esprimono la nostra individuale capacità di adattamento. Questo significa che, alla presenza di incidenti minori, possiamo manifestare sintomi molto più significativi: siamo noi, in quel particolare momento della nostra vita, ad essere più vulnerabili; altre volte, le risorse a nostra disposizione ci permettono di superare senza conseguenze lo shock del trauma, integrando l’esperienza, senza particolari esiti negativi.

Se da un lato questo ci fa capire che molto dipende da noi, dall’altro ci impedisce di comprendere se un piccolo colpo, apparentemente insignificante, ci possa causare gravi danni alla fine. Molto frequentemente, chi ha subito l’incidente, nelle prime ore successive non presenta nessun sintomo, ma solo una lieve dolenzia nel movimento forzato del collo.

Il dolore comincia, in genere, nelle ore o nei giorni successivi, ma non di rado anche molto dopo, a distanza di qualche giorno o settimana. Il dolore può essere accompagnato da altri disturbi come cefalea, capogiro, alterazione della sensibilità o formicoli, e a volte anche sequele psicologiche. Una conseguenza molto frequente, che si osserva in chi manifesta un dolore cronico, è la perdita della lordosi fisiologica del rachide cervicale, che assume una forma rettilinea, con la conseguente perdita del normale movimento vertebrale ed adattamenti compensatori a livello delle spalle e della zona lombare.

Ovviamente i casi più evidenti con danni alle strutture osteo-articolari richiedono un trattamento medico e, spesso, l’uso di farmaci, mentre la maggior parte delle situazioni disfunzionali passano sotto silenzio, non essendo considerate in maniera appropriata. In molti casi lo squilibrio muscolare, l’alterazione posturale, il mutamento delle risposte neuro-muscolari, se non considerati in modo adeguato, permangono nel tempo, innescando circoli viziosi che, attraverso sempre maggiori compensazioni, portano allo sviluppo di ulteriori problematiche o dolori, che possono manifestarsi anche in aree del corpo molto distanti, o, apparentemente, non avere alcuna relazione con il trauma iniziale.

Il problema non si limita, come già detto, all’eventuale alterazione dei rapporti fra le vertebre, ma coinvolge i complessi fasciali e muscolari che a loro volta agiscono sulle strutture corporee con cui entrano in relazione. Senza voler entrare eccessivamente nello specifico, non possiamo non considerare il fatto che i muscoli, soggetti allo stiramento, reagiscono con un incremento difensivo della propria tensione, alterando la propria “taratura” di base (divenendo, cioè, “normalmente più contratti”) e, conseguentemente, esercitando trazioni sull’impalcatura ossea o comprimendo fasci nervosi o vascolari.

Lo scheletro non è un’impalcatura, ma…

Spesso immaginiamo lo scheletro come un’impalcatura rigida in grado di mantenere la “nostra forma”. Nella realtà, la nostra struttura ossea è costituita da parti relazionate reciprocamente in modo dinamico, tramite le articolazioni: queste si comportano come ingranaggi o leve, cambiando continuamente il nostro aspetto per adeguarlo alle nostre esigenze ed esperienze e creando, di conseguenza, la nostra postura.

In assenza del giusto grado di tensione da parte dei muscoli o dei legamenti, che agiscono sulle ossa connesse da un’articolazione, non solo il movimento può risultare alterato, ma addirittura possono cambiare gli stessi rapporti articolari, con danni delle superfici di relazione fra le ossa stesse. Nella zona d’inserzione dei fasci muscolari spesso si riscontrano fasci vascolo-nervosi, che possono venire compressi sia dalla tensione muscolare stessa, che dall’alterazione dei rapporti osteo-articolari.

Un tipico esempio di ciò è, appunto, l’esito di un colpo di frusta: cessata la fase acuta, spesso i muscoli non riprendono la loro attività normale, ma mantengono uno stato di spasmo difensivo: i farmaci antidolorifici o antinfiammatori, non sono in grado, di riequilibrare il sinergismo muscolare. Il collarino, poi, se da un lato evita movimenti dolorosi per il nostro collo, dall’altro agisce sulla muscolatura delle spalle provocando una compressione irritativa ed ulteriore spasmo dei muscoli stessi.

francesco gandolfi

continua → colpo di frusta: solo in caso d’incidente stradale? (pagina 2)
la componente muscolo-tensiva: quali conseguenze? (pagina 3)
bbb (pagina 4)
ccc (pagina 5)
ddd (pagina 6)