ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2017 alle 16:13
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tratto da:
la componente muscolo-tensiva:
quali conseguenze?
Può, una “semplice tensione muscolare”, essere responsabile di tanti malesseri e disagi?
La risposta è, invariabilmente, sì: siamo abituati a pensare che, perché si manifesti un dolore od una malattia, qualcosa si deve essere rotto; non riusciamo ad immaginare che non ci possa essere un “pezzo” danneggiato alla base della nostra sofferenza, dimenticando che non solo le strutture ma anche le funzioni si possono alterare.
La coordinazione muscolare è fondamentale per il mantenimento delle nostre posture: il nostro corpo deve contrastare la forza di gravità che agisce su di noi, permettendoci di esprimere un movimento armonico ed equilibrato. Per fare ciò il nostro sistema nervoso deve continuamente adeguare le risposte dei nostri muscoli alle informazioni che riceve dall’esterno e dal corpo stesso.
Se “i parametri”, che il nostro sistema nervoso utilizza come riferimento, sono alterati, i muscoli possono agire in modo errato, cercando di fare il loro lavoro. Il risultato è l’aumento della tensione, con conseguenti compressioni su vasi sanguigni o nervi.
La muscolatura del collo ha il compito di sostenere la testa in posizione eretta: il peso del capo ci porterebbe a flettere la testa in avanti se non ci fosse l’azione dei muscoli del collo. Quando, come conseguenza di atteggiamenti posturali sbagliati o di atteggiamenti che assumiamo per difenderci dal dolore, siamo costretti a contrarre tali muscoli più del dovuto, possiamo alterare il funzionamento di alcuni nervi o vasi sanguigni che causano molti dei problemi che si manifestano nel colpo di frusta.
Alla base del cranio abbiamo nervi che scendono nel torace per permettere al nostro diaframma respiratorio di funzionare correttamente: a volte la tensione nell’area nucale può scatenare in noi quel senso di mancanza d’aria, di compressione del petto, spesso accompagnata da tachicardia. S’innesca in noi, come conseguenza, malessere ed ansia, che c’inducono, come una tartaruga, a ritirarci ulteriormente in noi stessi, peggiorando la tensione del collo.
Dalla stessa area partono poi nervi molto importanti per il buon funzionamento dei nostri organi: i nervi vaghi. Un’alterata stimolazione di questi nervi può indurre manifestazioni estremamente eterogenee che possono andare dagli svenimenti (sincope vago-vagale) alle manifestazioni cardio-respiratorie, dai problemi gastrici alle manifestazioni intestinali.
Alla base del cranio abbiamo poi un’arteria molto importante, per il nutrimento del cervello: l’arteria basilare del cranio; tale arteria si forma dalle arterie vertebrali che possono essere facilmente compresse dalla tensione della muscolatura del collo o della nuca. Le conseguenze possono essere facilmente immaginabili: giramenti di capo, acufeni, scarsa lucidità mentale e difficoltà di concentrazione…
Dalle prime vertebre partono i nervi sensitivi che innervano la testa, la cui compressione può creare fastidiosi mal di testa; nel collo troviamo, poi, alcuni gangli, la cui compressione o irritazione può scatenare fastidiose cefalee o emicranie…
Potremmo proseguire nell’elencazione dei possibili sintomi, ma non vogliamo trasformare questo breve articolo in un inventario di malanni, quanto, piuttosto offrire…
una possibile soluzione
Ovviamente esistono tante strade, più o meno di successo, per poter migliorare l’equilibrio ed il benessere di chi ha subito un colpo di frusta e non è scopo di questo articolo elencare tutte le strade possibili.
Il nostro scopo è di dare alcune indicazioni di quello che funziona ed ha funzionato per noi. Sono tante le persone che hanno ottenuto sollievo e ritrovato un maggior equilibrio attraverso la kinesiopatia, qualche volta dopo anni di sofferenze, e dopo aver esaurito tutte le possibilità fisioterapiche e medicamentose.
Attraverso il Cranio-Sacral Repatterning (terapia cranio-sacrale) e la Kinesiologia Transazionale è possibile intervenire immediatamente, anche in fase acuta: la delicatezza del contatto e la non invasività della tecnica rende possibile il prendersi cura dello stato irritativo della muscolatura, prevenendo la formazione di spasmi antalgici e limitando la spirale di contrazione che spesso si innesca fin dai primi momenti dopo il trauma.
la fascia: un amico/nemico
La fascia che circonda la muscolatura, sottoposta a stiramento dal colpo di frusta, è paragonabile ad un tessuto elastico che trasmette le proprie tensioni su ogni struttura con cui entra in relazione. Ogni trazione, stiramento o limitazione a livello locale viene automaticamente ridistribuito sull’intero sistema.
Poiché il tessuto fasciale è quello che immagazzina la maggior quantità di energia assorbita nel trauma, l’allentamento delle tensioni diventa un elemento fondamentale per facilitare il processo di autoguarigione dei tessuti.
Attraverso le tecniche di “unwinding” è possibile favorire il recupero dell’elasticità dei tessuti coinvolti, agevolare la riattivazione della circolazione sanguigna e linfatica: questo ultimo aspetto si rivela fondamentale per la rimozione delle tossine prodotte come conseguenza del trauma.
Il processo di disimpegno avviene attraverso la facilitazione della naturale liberazione, senza coercizioni sul corpo: non sono esercitate forzature di movimento, ma viene favorita la logica tendenza dei tessuti a “scaricare” la tensione imprigionata, rivelandosi, di solito, indolore.
Il risultato ottenibile è un generale senso di benessere, rilassamento e distensione, accompagnato da profonde modificazioni delle sollecitazioni sulle strutture corporee.
cosa succede nel trattamento
L’operatore identifica, in via primaria, l’origine della restrizione fasciale ponendo le mani sul corpo, come per ascoltare i tessuti, percependo le tensioni, le trazioni che si manifestano nella fascia stessa.
Una volta identificata l’area focale o un’area di restrizione che è opportuno trattare, l’operatore prende contatto con entrambe le mani con quella parte del corpo più appropriata per permettere l’unwinding fasciale.
Spesso, per un osservatore esterno, operatore e paziente appaiono immobili, in quanto i movimenti possono sembrare impercettibili; altre volte il corpo si libera attraverso movimenti ampi, macroscopici, mentre l’operatore comincia a seguire i movimenti spontanei di liberazione che si verificano, adeguando il proprio contatto ai movimenti di torsione, rotazione, trazione che il corpo esprime.
A mano a mano che il processo di unwinding si sviluppa, il corpo comincia a manifestare le sue aree di maggiore restrizione, identificabili dal terapista come un punto di resistenza che impedisce il movimento fluido ed armonioso, come una barriera che frena lo scorrere di un liquido.
Il dissolversi delle resistenze viene percepito come lo sciogliersi delle tensioni e lo schiudersi di un senso di libertà e mobilità del tessuto, spesso accompagnato da una sensazione di piacevole calore.
la riequilibrazione neuro-muscolare
Con l’allentarsi delle tensioni e dell’atteggiamento antalgico, l’operatore kinesiopatico ha la possibilità di iniziare a liberare le articolazioni vertebrali bloccate: l’uso di una tecnica di sblocco sub-occipitale, ancora una volta delicata e non invasiva o manipolativa, permette di incrementare i benefici.
Pur non effettuando alcuna manipolazione, le vertebre vengono messe nella condizione di ritrovare il loro rapporto armonico, decomprimendo vasi e strutture. La sensazione di benessere generale è accompagnata da una reale capacità di muovere liberamente il collo, mentre spesso i dolori ed i disturbi associati scompaiono.
In questa fase è possibile intervenire tramite le tecniche di kinesiologia transazionale, per verificare la reale operatività dei singoli muscoli.
Attraverso test muscolari specifici, l’operatore è in grado di valutare la risposta dei singoli muscoli, agendo su punti riflessi, per permetterne la riattivazione.
reattività, un problema misconosciuto
Una volta “tarati” i singoli muscoli, l’operatore deve verificare la presenza di reattività muscolari: questo fenomeno particolare dipende dal fatto che un muscolo contratto eccessivamente tende a “disattivarsi” e viene sostituito nella sua funzione da altri muscoli che svolgono azioni simili.
In seguito al trauma, la coordinazione fra i singoli muscoli tende a cessare e alcuni muscoli iperattivi inibiscono l’azione di altri gruppi muscolari, anche se l’eventuale trauma è stato riassorbito. Occorre pertanto che l’operatore aiuti il corpo a “riprogrammare” gli schemi muscolari corretti.
Attraverso l’uso del test muscolare è possibile offrire al sistema nervoso i corretti parametri per permettere un comportamento armonioso ed equilibrato della nostra muscolatura, evitando che l’alterata coordinazione muscolare possa influire sui delicati equilibri del corpo.
stiramento/contro-stiramento
Talvolta il kinesiopatia si trova a dover prendersi cura di alcuni muscoli che, in seguito ad uno stiramento, si sono contratti in un atteggiamento di difesa: un tipico esempio di questo problema è quello che si verifica nel cosiddetto “colpo della strega”. Un muscolo ventrale è stirato e si contrae, ma noi sentiamo dolore nella parte dorsale del corpo.
Anche nel colpo di frusta alcuni muscoli possono andare incontro a questo fenomeno, provocando dolore in zone riflesse. Anche il massaggio od il trattamento fisioterapico delle zone dolorose non porta beneficio, essendo la causa distante dalla zona del dolore.
Attraverso appropriate tecniche, delicate e non invasive, l’operatore kinesiopatico è in grado di ripristinare il corretto tono muscolare sostenendo la risoluzione delle tensioni ed il ritorno alla normalità.
…concludendo
Fermo restando la necessaria attenzione da parte delle strutture mediche, per evitare che, come conseguenza di un colpo di frusta, ci siano lesioni gravi che devono essere affrontate dal medico, esiste la possibilità di un’interazione e complementarietà con altre forme di trattamento: la kinesiopatia, con il cranio-sacral repatterning e la kinesiologia transazionale, offre delle opportunità di riequilibrio a chi soffre delle conseguenze di questo problema così diffuso.
Il Cranio-Sacral Repatterning, uno degli indirizzi presenti nell’ambito della Terapia Cranio-Sacrale, lavora al confine fra il sistema fisico ed energetico dell’individuo, potendo affrontare problemi apparentemente fisici quali, ad esempio, cefalee o mal di schiena, ma avendo anche la possibilità di interagire con i piani più profondi legati alla nostra emotività, spesso alla base dei nostri disagi emotivi.