acufeni:
quando un fischio
rende la vita impossibile

ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2022 alle 17:11

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acufeni: che fare?

Ad oggi non esistono terapie farmacologiche specifiche per l’acufene ed il mascheramento dell’acufene con dispositivi da applicare alle orecchie è ottiene spesso risultati ridotti.

Pur non potendo offrire evidenze scientifiche provate dell’efficacia della Kinesiopatia® nella riduzione dell’acufene, la nostra esperienza clinica ci permette di affermare che è possibile svolgere un ruolo importante per contribuire al riequilibrio psicofisico di chi è affetto da acufeni. L’utilizzo di tecniche di riequilibrazione kinesiologica e posturale, associate a manovre di Cranio-Sacral Repatterning® ed a correzioni kinesiopatiche si rivela spesso un valido aiuto per chi soffre di questo disturbo invalidante.

La valutazione degli eventuali squilibri dell’area sub-occipitale, spesso coinvolta nell’insorgenza degli acufeni, è un elemento prioritario nel trattamento delle possibili cause; le tensioni presenti a livello della muscolatura cibernetica sub-occipitale coinvolgono spesso sia le arterie vertebrali, vasi che portano il sangue alla parte posteriore del Poligono del Willis, sia le strutture che costituiscono un diaframma osteo-mio-fasciale che delimita la parte inferiore del cranio e si continua nel pavimento della lingua.

Quest’area riveste un ruolo fondamentale, essendo in grado non solo di condizionare la funzionalità di nervi (come, ad esempio, nervo vago, nervo glosso-faringeo, nervo ipoglosso) e grandi vasi (quali arteria carotidi e vena giugulare), ma anche di influire sulle relazioni fra le ossa e le suture presenti; distonie o blocchi di queste strutture possono essere corresponsabili dell’insorgere di acufeni. Tecniche di Cranio-Sacral Repatterning®, quali, a titolo puramente esemplificativo, lo “sblocco sub-occipitale”, il “rocking mastoideo”, il “reset temporo-vascolare”, possono indurre significative riduzioni del tinnitus.

Test specifici per identificare alterazioni dell’area stomatognatica o dell’articolazione tempo-mandibolare sono solo alcune delle tecniche kinesiologiche in grado di aiutare l’operatore specializzato a identificare una o più concause che contribuiscono alla genesi degli acufeni.

Di particolare efficacia, in caso di acufeni, è la correzione kinesiologica del “riflesso stapediale” che, da un punto di vista clinico, si rivela statisticamente spesso coinvolto.

Questo riflesso, detto anche riflesso di smorzamento,  rappresenta la risposta corporea all’eccessiva stimolazione dell’orecchio interno, svolgendo una funzione protettiva dell’orecchio interno e favorendo miglioramento della capacità discriminativa nel rumore.

Alla radice del manico del martello si inserisce il tendine del muscolo tensore del timpano, mentre sul capitello della staffa si inserisce il muscolo stapedio: i due muscoli hanno il compito di aumentare la rigidità del sistema timpano-ossiculare in risposta a suoni di elevata intensità. Il più importante è il muscolo stapedio e la sua contrazione bilaterale in risposta ad uno stimolo acustico di almeno 70dB, provoca un irrigidimento della catena ossiculare che può essere responsabile non solo di mal di testa, ma contribuire alla genesi dell’acufene.

Esiste un test otorinolaringoiatrico per identificare un’alterazione di questo riflesso, ma la Kinesiologia Transazionale ha messo a punto un test basato sull’utilizzo di un muscolo indicatore, in grado di fornire risposte clinicamente significative: grazie a questo test è possibile verificare se è presente uno spasmo da riflesso mioclonico del muscolo stapedio, intervenendo con tecniche mirate per correggere tale squilibrio funzionale (la tecnica non risulta efficace in caso di otosclerosi).

La tecnica per la correzione del riflesso mioclonico stapediale, in realtà, agisce anche nel casi si manifesti una “sindrome del tensore del timpano”; il muscolo tensore del timpano svolge un ruolo simile a quello del muscolo stapedio, inserendosi sul martello della catena ossiculare dell’orecchio medio induce un irrigidimento della membrana timpanica, con funzione di protezione dai rumori eccessivi. L’irrigidimento continuativo della membrana timpanica può causare ovattamento auricolare (fullness), acufene o disacusia, accompagnandosi spesso a mal di testa, vertigini e tensioni muscolari che coinvolgono il cranio ed il collo.

Le pratiche di allentamento dello stress emotivo e/o posturale permettono, invariabilmente, di ridurre l’intensità delle manifestazioni, anche se, soprattutto in una fase iniziale di trattamento, i risultati sono direttamente dipendenti dalla frequenza di trattamento.

Non esiste una cura unica e risolutiva per acufeni ed iperacusia; solo un approccio olistico, inteso come approccio globale al paziente può portare ad un miglioramento significativo della qualità di vita da chi è affetto da questo problema.

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