atrabile

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025 alle 16:04

definizione

Uno dei quattro umori dell’antica medicina ippocratica, presenti nell’organismo umano, insieme a bile gialla, flegma ed umore rosso; chiamata anche, in latino, cholĕra nigra, l’atrabile ritrova la propria radice nel lemma atrabilis (→ bile nera, fiele), composto da atra (→ nero) e bilis (→ fiele), traduzione del greco μελαγχολία (melancholía → umor nero, bile nera), a sua volta composta da μέλας (mélas → nero) e χολή (kolè → bile): il termine veniva usato per indicare i coaguli di sangue nero (μέλαινα χολή [mélaina kolè] che diviene melena choleramelena) e in generale le alterazioni torbide del muco, ritenute indizi di disfunzioni biliari, o appunto della presenza di umor melanconico.

Il termine bile, in questo contesto, è adoperato per indicare un prodotto della milza e, in epoca più recente, dalle capsule surrenali, corrispettivo di quello secreto dal fegato, derivante da una mescolanza di quest’ultimo col sangue nero: all’atrabile, descritto come un liquido freddo e secco, di colore nero, veniva attribuita la responsabilità della melanconia, dell’ipocondria e delle nevrosi depressive (umor nero), ma anche della collera, tipica dei biliosi.

Una volta prodotto dalla milza, l’umore atrabile si trasferisce allo stomaco, portando l’umido; è caratterizzato da un’energia opposta al flegma.

«Tristitia, anxietate, metu et nigredine torpent,
atque seuerus atro manat ab ore furor:
Imsomnesque agitant violento examine curas,
mole sua bilis quos nimis atra premit.»

traduzione: “Sono intorpiditi dalla tristezza, dall’ansia, dalla paura e dall’oscurità, e dalla loro bocca sgorga un furore cupo e severo: anche le loro preoccupazioni agitano le loro notti insonni con un violenti pensieri molesti e tormentanti, con la sua grande oscurità opprime coloro che sono troppo in preda alla collera.”

Un eccesso di questo umore determinava malattie che oggi definiremmo di tipo depressivo. Secondo Ippocrate un eccesso di bile nera porterebbe, dunque a stati di malinconia, anche se Aristotele, pur confermando il collegamento tra eccesso di atrabile e malinconia aggiunse che:

«coloro presso i quali la bile è abbondante e calda diventano maniaci,
facili ad appassionarsi, sono presi da furore ed entusiasmo come avviene
per le Sibille e le Baccanti e per tutti coloro che sono ispirati dagli dei.
E coloro nei quali il calore affluisce verso il mezzo sono anch’essi malinconici
ed eccellono chi nelle lettere, chi nelle arti, chi nella vita pubblica
»

Fu dunque Aristotele il primo a connettere l’eccesso di atrabile quindi la malinconia al processo artistico: da lì in poi la connessione malinconia-creatività ritorna più e più volte; anche Galeno nel 130 d.C. riconfermò come causa della malinconia un eccesso di bile nera.

qualità

Tra i quattro umori, la cholĕra nigra è quella meno rapportabile ai fluidi organici e meno facilmente identificabile con un corrispettivo fisico sul piano materiale: infatti la teoria umorale non deve essere vista esclusivamente come una medicina del corpo, man anche come la classificazione di energie e di principi sottili appartenenti alla dimensione eterica, che potevano assumere delle manifestazioni grossolane.

La  terra, dominatrice dell’atrabile, diviene allora, per analogia, associabile al sistema scheletrico, alle cartilagini e ai tessuti mineralizzati, e l’organo anatomico che lo simboleggia, la milza, non esplica invece il proprio ruolo in funzioni fisiche vitali per la sopravvivenza, assumendo caratteristiche di “organo spirituale”, il più arcaico fra tutti (Nella visione cosmogonica steineriana la milza è un residuo della prima remota era cosmica da cui si è originato il mondo, denominata «antico Saturno», concepito come un unico ed enorme corpo di calore ancora privo di luce, che sarebbe apparsa solo successivamente).

La milza quindi diviene “organo individualizzante”, quello dell’Io superiore, un cuore saturnino antichissimo destinato a diventare il nuovo Sole in cui si evolverà la Terra in un lontanissimo futuro; insieme al pancreas, la milza è l’organo ritmico del ricambio con il compito di assimilare e rimuginare tutto quanto viene assorbito dall’esterno, generando energia e sangue, ma in caso di disfunzioni diventa sede delle preoccupazioni, causando deperimento e ipotrofia. La funzione emocateretica e di regolatrice delle difese immunitarie della milza può essere considerata come la materializzazione della capacità di seppellire le emozioni portando alla genesi della malinconia come espressione dalla chiusura in se stessi, della spinta all’isolamento, sebbene, al contempo, nella milza ritroviamo la potenzialità, il seme di una saggezza profonda, di una genialità, della potenziale trasmutazione del piombo in oro: il passo iniziale (potenziale ed in fieri) del percorso che dalla putrefazione e della decomposizione porta all’illuminazione, dal nigredo (annerimento e melanosi alchemica) all’albedo (la  bianchezza).

Associandola a Saturno secondo la legge dell’analogia per le sue proprietà fredde e secche, anche Marsilio Ficino descriveva la malinconia come capace di raffinare le specificità dell’individuo, affermando che tale pianeta «raramente indica un tipo e un destino umano di natura comune, piuttosto un uomo isolato dagli altri, divino o bestiale, beato oppure oppresso dalla più profonda miseria». Per le stesse analogie, la bile nera si manifesta maggiormente nell’età matura, in autunno, di sera, sotto lo stimolo dei colori neri e scuri.

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