definizione
Uno dei quattro umori dell’antica medicina ippocratica, presenti nell’organismo umano, insieme a atrabile, flegma ed umore rosso; definita in latino cholĕra rubea o cholĕra rubrum ed in greco ξανθὴ χολή (xanthe kolè [o chole] → bile bionda), rappresenta la bile vera e propria, prodotta dal fegato ed immagazzinata nella cistifellea: per quanto solitamente si identifichi il colore della bile come verdastro, in realtà, in base alla sua composizione può assumere anche un colore dorato e addirittura tendente al rossastro. Secondo la visione medioevale, la bile naturale (arancione o rosso chiara, dalle proprietà calde e secche) è prodotta dalla digestione, e «si genera dalla parte più fine della materia decotta, o bollita nello stomaco, la cui origine è nel fegato», mentre la bile innaturale (bile gialla), derivante dalla mescolanza con altri umori, poteva assumere quattro forme di alterazione, a seconda del tipo di umore con cui si combina, in particolare unendosi con il flegma più o meno coagulato, dava luogo ad una bile meno calda, dai colori che vanno dal giallo al verde fino al verde scuro, diviene più nociva.
Come ogni umore, la bile gialla era da intendere non tanto come una sostanza fisica, bensì come una qualità, un principio sottile appartenente al piano eterico, che assumeva semmai delle manifestazioni grossolane, quali appunto il fluido secreto dal fegato, e altre funzioni dedotte per la legge dell’analogia come quelle epatiche, quelle emopoietiche del midollo, e cerebrali. Per le stesse analogie con le sue proprietà calde e secche, la bile gialla risultava governata da Marte, o dal Sole, e stimolata dalla stagione estiva, dall’età adolescenziale e giovanile, dalle ore meridiane.
È interessante notare che cholĕra, in greco χολέρα (choléra), deriva anch’esso da χολή (kolè → bile,) ed è un termine utilizzato per descrivere il colera come uno stato morboso che scarica con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo conseguente: la collera, che ha identica etimologia, ovvero il latino cholĕra (bilioso) e significato, che da un punto di vista della dottrina umorale, esprime un umore bilioso contraddistinto da improvvisi sentimenti di ira, espressione frequentemente insorta per reazione a un torto subìto o a una grave mancanza.
qualità
La bile gialla, prodotta nella vescica epatica, è un umore dalla consistenza fluida, leggera, e dal sapore amaro, connessa all’insorgenza di rabbia, stress, e prepotenza, corrispondente all’archetipo del fuoco, dalle proprietà calde e secche. Il temperamento di chi è dominato da un eccesso o da chi possiede una grande quantità di bile gialla è impulsivo, passionale, un’enorme vitalità e la tendenza ad arrabbiarsi facilmente: se l’iracundia (irascibilità e tendenza alla rabbia) è un segno caratteristico, allo stesso tempo il soggetto è ingeniosus, acutus ed intelligente (συνετός), per la capacità del fuoco che porta secchezza e caldo, di far salire l’energia verso l’alto. Il “collerico” rappresenta il lato “forte” dei temperamenti umani, come conseguenza della propria intrinseca reattività, ed il fatto che il suo temperamento sia dotato tanto di forza quanto di sensibilità agli stimoli esterni non lo mette al riparo dalle unilateralità delle sue reazioni spontanee, che sono impetuose e irriflessive. L’individuo collerico persegue con determinazione i suoi obiettivi e ha numerosi interessi, ma soffre di eccessi comportamentali, mancando di riflessività.
Particolarmente stimolata dal Sole nella stagione estiva, in età adolescenziale e durante il giorno, si pensava fosse responsabile di varie malattie acute e infiammatorie, in particolare quelle legate al fegato. un eccesso di collera impura, in grado cioè di alterare l’equilibrio armonico dei quattro umori presenti nell’organismo, era ritenuto responsabile della flogosi e delle malattie biliari.
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