gaslighting

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ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2024 alle 22:53

definizione

In inglese questo lemma viene utilizzare per indicare forme di subdola manipolazione mentale e di mistificazione finalizzate ad obnubilare ed annebbiare la mente, come se si osservasse la realtà alla luce emessa da una lampada a gas; gaslighting è una parola di origine colloquiale che deriva dall’opera teatrale “Gas light” (1938) del drammaturgo britannico Patrick Hamilton: un marito cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente (per esempio affievolendo le luci delle lampade a gas) negando che cambiamenti siano reali ma siano piuttosto il frutto di un ricordare male o inventarsi le cose, portando la donna a dubitare sempre di più delle sue sensazioni e diventare sempre più emotivamente instabile.

L’opera venne poi ripresa dal regista George Cukor nel film “Gaslight” (1944, titolo italiano “Angoscia”) in grado di creare un thriller psicologico dove il rapporto malato tra un uomo e una donna si manifesta nel creare, da parte del marito, una serie di stratagemmi e insinuazioni atti a far credere alla donna (nel film interpretato magistralmente da Ingrid Bergman, personaggio che le valse il premio Oscar alla recitazione) di aver perso la sanità mentale: la caduta nell’abisso di una donna manipolata da marito fino al punto di dubitare di sé stessa, come conseguenza della mistificazione, graduale e continua, della realtà da parte di un manipolatore narcisista, sottolineando, spesso, come se sia “tutto nella testa” di chi subisce il gaslighting.

descrizione del gaslighting

Nel 2007, la dottoressa Robin Stern, psicoanalista americana della Yale University, ha coniato l’espressione “effetto gaslight” (“The Gaslight Effect: How to spot and survive the hidden manipulation others use to control your life” – Morgan Road Books,) per spiegare gli effetti a lungo termine del gaslighting ripetuto: una forma insidiosa e talvolta nascosta di abuso emotivo in cui un gaslighter indebolisce e controlla un’altra persona deviando, distorcendo e negando la sua realtà.

Una manipolazione psicologica maligna, violenta e subdola, nella quale vengono presentate alla vittima (gaslightee) false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione, sostenuta dal negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o attraverso la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima; concretamente, è un caso speciale di diversione basato su sottili manipolazioni verbali o gestuali (espressioni facciali, intonazioni, atteggiamento …) in cui l’abusante mette in dubbio ogni scelta, sentimento, emozione, valore del gaslightee.

Può essere definita anche come una «forma di violenza psicologica silenziosa, in cui si sperimenta angoscia, impotenza, frustrazione e si finisce per diventare vittime di un abuso senza accorgersene»; il gaslighting funziona come un’inversione dei ruoli di vittima e carnefice: l’obiettivo dell’abusante (gaslighter) è di sopprimere le reazioni di autodifesa del gaslightee per sfuggire alle sanzioni che gli spetterebbero, e continuare così a ripetere l’abuso: le conseguenze del gaslighting sull’oppresso/a possono essere molto gravi e includere un ampio spettro di problemi psicologici. Una forma di abuso nelle relazioni finalizzato a manipolare la realtà della vittima, confondendola e privandola della fiducia in sé stessa e nelle sue capacità cognitive, fino a dubitare delle proprie facoltà mentali; un “asservimento” od una “schiavitù percettiva”.

Le persone sottoposte a gaslighting possono iniziare a dubitare della propria memoria, della propria percezione e addirittura della propria sanità mentale: possono avere pensieri alterati e la sensazione che la loro capacità di percepire accuratamente la realtà sia stata erosa, patendo una notevole confusione, mentre, non di rado, il gaslighter continua a fomentare questa confusione, comportandosi come se fosse lui stesso la vittima; questo fa sì che il/la vero/a perseguitato/a dubiti sempre più delle proprie valutazioni e percezioni, sia su eventi interni che esterni, con una grave compromissione della fiducia nelle proprie capacità di giudizio, potendo giungere al punto in cui persino i ricordi personali sembrano nebulosi e costruiti, minando l’autostima, fino al punto di sentirsi inadatti e folli.

Frequentemente nasce un legame nocivo in cui il gaslightee, pur sentendosi inferiore e incompetente, considera l’aggressore come una figura di guida, un punto di riferimento da cui trarre insegnamento e crescita personale: l’idealizzazione è la grande trappola del gaslighting, spesso nutrita da manifestazioni paradossali come quella del love bombing, cioè una serie di dimostrazioni d’affetto al limite del paradossale in grado di attivare nel potenziale gaslightee meccanismi di sottomissione.

Questa forma di manipolazione può causare ansia, depressione, e può persino favorire lo sviluppo di un trauma psicologico; possono verificarsi anche problemi di paranoia e dissonanza cognitiva, perché le vittime ricevono messaggi contrastanti che rendono difficile distinguere la realtà dalla finzione.

i tre stadi della schiavitù percettiva

la dottoressa Robin Stern individua tre fasi del gaslighting:

→ incredulità: può essere considerata la fase iniziale dove il comportamento inaspettato del gaslighter, negativo e ambiguo, mette il gaslightee in uno stato di confusione, frustrazione e ansia; sono spesso presenti fenomeni di distorsione della realtà e all’attribuzione di comportamenti mai avvenuti alla vittima da parte del manipolatore.

→ difesa: il passaggio tra il primo e il secondo stadio implica la consistenza del comportamento, non più incidenti sporadici ma pattern mentali e comportamentali; questa solitamente è una fase in cui l’evoluzione della relazione dipende dall’asservimento di chi subisce questa forma di manipolazione maligna: la “vittima”, bisognosa di mantenere il rapporto comincia a dubitare di sé, accettando le diversioni della realtà, gratificando il gaslighter oppure si giunge alla rottura delle relazione come forma di difesa.

→ depressione: l’effetto gaslight è diventata normalità e la vittima comincia a manifestare disturbi psico-fisici legati all’ansia, quali sudorazione, palpitazioni, mal di stomaco o altri disordini cui possono associarsi stati di apatia o depressivi; il passaggio dal secondo al terzo spesso dipende dallo stato del gaslightee per la mancanza di prospettiva o per l’idealizzazione del gaslighter che comportano il perseverare in un rapporto tossico, vissuto spesso come il minore dei mali, piuttosto che chiedere aiuto o ammettere di non riuscire a trovare una soluzione. In questa fase, in genere, si osserva l’asservimento del gaslightee che entra in un loop caratterizzato dalla perdita della propria intima integrità associato ad un totale scollegamento tra ciò che eravamo, ciò che volevamo e ciò che ci siamo imposti di volere.

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