iato esofageo

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ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2020 alle 23:10

definizione

Con il termine iato, in anatomia, si suole descrivere aperture od orifizi, che passano attraversi tessuti o visceri, mettendo in comunicazione due ambienti differenti; dal latino hiatus, parola utilizzata anche nella lingua italiana, derivato da hiare (→ aprirsi; spalancare la bocca).

Pertanto, lo iato esofageo un orifizio del diaframma  che permette il passaggio dell’esofago dal torace alla cavità addominale; a questo livello, il muscolo diaframma crea una vera e propria cinghia muscolare contrattile attorno al canale esofageo, che per la sua azione, viene definita sfintere esterno.

iato esofageo ed ernia iatale

Solitamente le pareti dello iato esofageo sono particolarmente adese all’esofago, per impedire lo scivolamento dello stomaco all’interno del torace anche se, a volte, accada che lo iato finisca per rilassarsi o dilatarsi, lasciando risalire una porzione più o meno ampia di stomaco: compare così l’ernia iatale, che può accompagnarsi a diversi disturbi, primo fra tutti un forte senso di bruciore alla bocca dello stomaco.

Quando il cardias, che si trova normalmente al di sotto del diaframma, entra nello iato esofageo risalendo nella cavità toracica, si parla di ernia iatale da scivolamento; la posizione anomala di una porzione dello stomaco nel torace, che, per scivolamento o trazione, passa attraverso l’apertura troppo ampia delle fibre del diaframma, provoca disturbi soggettivi e sintomi di varia natura e gravità, riferiti sia all’epigastrio, sia al torace (dispepsia, reflusso gastro-esofageo, dolori toracici anteriori e posteriori, sintomi neurovegetativi).

L’ernia da scivolamento è sicuramente la forma più frequente, diffusa soprattutto tra le persone in sovrappeso: la parte di stomaco che risale nel torace è quella di passaggio fra l’esofago e lo stomaco, cioè la giunzione gastro-esofagea (L.E.S.) che, non essendo più compresso dalla muscolatura diaframmatica a livello dello iato esofageo, e subendo un disallineamento rispetto alla posizione naturale, perde la propria funzione, rendendo il cardias beante, ovvero incapace  di impedire efficacemente la risalita del contenuto acido dello stomaco in esofago.

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