presque vu

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definizione

Dal francese presque (→ quasi) e vu (→ visto): sebbene la traduzione letterale sia “quasi vista”, in realtà questa locuzione è utilizzata per descrivere quella sensazione di non riuscire a ricordare propriamente qualcosa, pur avendo l’impressione che si possa richiamare alla memoria “da un momento all’altro” ovvero  sia imminente la possibilità di farlo emergere dai ricordi, come quando si cerca di rammentare una parola, che sembra sfuggire, anche se sembra di “averla sulla punta della lingua”; fa parte delle le cosiddette “esperienze déjà”, come il déjà vu (→ già visto) o lo jamais vu (→ mai visto).

Nel presque vu la persona sente di voler ricordare qualcosa, che sta per farlo ma la memoria non appare mai: è la sensazione di voler ricordare qualcosa, associato all’impressione di imminenza di successo, che si scontra con l’effettiva capacità di far emergere dalla memoria; l’evento più frequente, è una specie di anomia in cui la persona conosce la parola, può ricordare di averla già usata, ma non è in grado di nominarla, oppure, nella stragrande maggioranza dei casi, non riusciamo a ricordare i nomi di persone o cose.

Il presque vu si verifica quando conosciamo qualcosa, sappiamo di saperlo, ma in quel momento  non riusciamo a ricordarlo: una spiegazione possibile per questo fenomeno è che il nostro cervello, nel tentativo di aiutarci, restringa il campo di indagine ad un insieme di parole simili a quella che stiamo cercando, bloccando attivamente tutte le altre. Il problema insorge quando tra queste parole inibite finisce proprio quella oggetto della nostra ricerca: questa teoria spiegherebbe anche perché poi, quando il soggetto della discussione viene cambiato, spesso si trova, all’improvviso, la parola tanto cercata, proprio perché a quel punto il cervello ha smesso di bloccare le parole che riteneva inutili per la ricerca.

il presque vu nella letteratura

Il presque vu viene spesso citato (assieme al déjà vu e allo jamais vu) nel romanzo “Comma 22” (Catch-22) di Joseph Heller, edito nel 1961 (pubblicato per la prima volta in Italia da Bompiani nel 1963): capolavoro della letteratura antimilitarista di tutti i tempi, per la rappresentazione grottesca della retorica militare della morte, il romanzo ha una struttura narrativa caotica e circolare, con una gestione del tempo che avanza per flashback e flashforwards.

Questo espediente narrativo permette di tornare più volte a riproporre una stessa scena, mostrando ogni volta qualcosa in più, che aiuta ad avvicinarci ad una comprensione più completa; attraverso ogni nuova ripetizione, si comprende qualcosa di nuovo e di più profondo, offrendo insight che permettono di capire meglio le cause, le conseguenze, quando è successo: la ripetizione e approfondimento degli eventi servono come punti di riferimento mediante cui orientarsi in una storia che è spesso assurda, circolare e difficile da seguire.

Nel capitolo XX (Il Caporale Whitcomb), Joseph Heller descrive i pensieri del Cappellano, uno dei personaggi principali del romanzo:

«Fuori dalla tenda, il caporale Whitcomb ghignò sommessamente. L’altro individuo ridacchiò. Per qualche precario secondo, il cappellano fremette a causa della strana, occulta sensazione di aver provato la stessa impressione in una occasione precedente, o in una vita precedente. Si sforzò di catturare e alimentare quella sensazione onde poter predire, o magari controllare, quel che sarebbe accaduto ora, ma l’afflato svanì senza aver prodotto nulla, come del resto egli s’era aspettato che avvenisse.

La elusiva, ricorrente mescolanza di illusione e realtà, che era tipica manifestazione della paramnesia, affascinava il cappellano, il quale sapeva parecchie cose su quel fenomeno. Sapeva, per esempio, che era chiamato paramnesia, ed era anche molto interessato a certi fenomeni ottici connessi con la paramnesia, noti come jamais vu, mai visto, e presque vu, quasi visto.

C’erano dei momenti improvvisi e spaventosi in cui oggetti, concetti e perfino persone che il cappellano aveva conosciuto per tutta la vita, assumevano inesplicabilmente un aspetto irregolare e insolito che non aveva mai visto prima e che glieli faceva apparire completamente sconosciuti: jamais vu.

E c’erano degli altri momenti quando gli sembrava quasi di cogliere una verità assoluta in un rapido baleno di chiarezza che quasi gli si rivelava: presque vu.

L’episodio dell’uomo nudo su un albero durante il funerale di Snowden gli riusciva fascinosamente misterioso.

Non era déjà vu, perché in quel momento non aveva provato alcuna sensazione di aver mai visto prima un uomo nudo su un albero durante il funerale di Snowden.

Non era jamais vu, poiché l’apparizione non riguardava qualcuno, o qualcosa, che gli fosse già noto e gli apparisse sotto insolite spoglie.

E non era certamente presque vu, perché il cappellano l’aveva visto bene, senza alcun dubbio

Nel capitolo XXV (Il Cappellano), Joseph Heller ritorna sul tema dei tre fenomeni, durante un dialogo del cappellano con il personaggio principale del romanzo, Yossarian:

«Egli [il Cappellano] era attanagliato e tormentato dal dilemma epistemologico degli scettici: era incapace di accettare qualsiasi soluzione a dei problemi che non si sentiva di scartare come insolubili. Non era mai senza pena, mai senza speranza.

“Non ti sei mai trovato” chiese esitando a Yossarian quel giorno nella sua tenda, mentre Yossarian sedeva tenendo fra le mani la calda bottiglia di Coca-Cola con la quale il cappellano si era sforzato di procurargli sollievo, “in una situazione in cui ti sembrava di essere già stato prima, sebbene tu sapessi con certezza che ti trovavi in quel luogo per la prima volta?”

Yossarian fece un cenno negligente col capo, e il respiro del cappellano si accelerò nell’attesa, mentre egli si preparava a congiungere la sua forza di volontà con quella di Yossarian in uno sforzo prodigioso di squarciare una buona volta i voluminosi, scuri viluppi che coprivano i misteri eterni dell’esistenza.

“Provi quell’impressione anche adesso?”

Yossarian scosse il capo e spiegò che il déjà vu era dovuto a un momentaneo infinitesimale ritardo nell’operazione di due centri nervosi coattivi che di solito funzionano simultaneamente. Il cappellano capì appena quel che disse Yossarian. Era deluso, ma poco incline a credere a Yossarian, perché gli era stato trasmesso un segnale, una visione segreta ed enigmatica che egli non aveva ancora l’ardire di rivelare.

Non c’era possibilità di fraintendere i terrificanti messaggi impliciti nella visione del cappellano: si trattava o di una penetrazione nei misteri dell’origine divina o di una allucinazione; una delle due, o egli era un beato o stava impazzendo. Entrambe le prospettive gli ispiravano al tempo stesso un senso di timore e di depressione.

Non si trattava né di déjà vu, né di presque vu né di jamais vu. 

Forse c’erano degli altri vu di cui non aveva mai sentito parlare prima, forse uno di questi altri vu avrebbe potuto spiegare lo sconcertante fenomeno del quale era appena stato testimone e parte in causa; era anche possibile che nulla di quel che pensava fosse veramente accaduto, fosse realmente accaduto, che si trovasse invece davanti a un’aberrazione della memoria, piuttosto che a un caso di percezione, che egli non avesse mai realmente pensato di aver visto quel che ora pensava di aver pensato di aver visto, che la sua attuale impressione di aver pensato così fosse semplicemente l’illusione di un’illusione, e che egli stesse ora solo immaginando di aver un’altra volta immaginato di aver visto un uomo nudo seduto su un albero al cimitero.»

Nel Capitolo XXXIX (La Città Eterna) Joseph Heller torna per la terza ed ultima volta a parlare dei tre fenomeni; la descrizione si riferisce a Yossarian, che sta attraversando un Roma notturna, che si rivela tenebrosa, pericolosa e violenta:

«All’angolo seguente un uomo stava picchiando un bambino con brutale violenza, in mezzo a una folla immobile di spettatori adulti, che non facevano alcun atto di intervenire.

Yossarian ebbe un sussulto di ripugnanza, come di fronte a una scena familiare.Era sicuro di aver già visto quella stessa scena orribile in qualche luogo prima di allora. 

Déjà vu

La sinistra coincidenza lo scosse e gli ispirò dubbio e orrore. Era la stessa scena che aveva visto un isolato più indietro, anche se ogni particolare di essa sembrava diverso.»

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