definizione
Condizione clinica caratterizzata dall’aumento di reticolociti circolanti nel sangue periferico, frequentemente come conseguenza di un’aumentata proliferazione midollare della linea eritroide, per compensare una anemia emolitica o un quadro di anemia anemia non correlata con ipofunzione midollare: i reticolociti sono globuli rossi non ancora maturi, per cui la conta reticolocitaria rappresenta il principale indicatore dell’entità di produzione dei globuli rossi e per valutare la funzionalità del midollo osseo e la sua capacità di produrre un numero adeguato di eritrociti (eritropoiesi).
Il termine reticolocita deriva dalla presenza di un reticolo costituito da RNA e proteine precipitati dalla fissazione e dalla colorazione (con blu di metilene o blu cresile brillante): nel 1922, il patologo americano Edward Bell Krumbhaar coniò per primo il termine “reticolocita” quando affermò che «Gli eritrociti che rivelano una sostanza filamentosa granulare mediante i metodi di colorazione vitale possono essere convenientemente denominati reticolociti»; dal latino reticŭlum (o reticŭlus), col significato di rete o di una struttura che abbia aspetto reticolato e, dal greco, κύτος (kỳtos → cellula), con il suffisso –ωσις (-osi → indicante la degenerazione di un processo fisiologico), col fine descrittivo di una cellula (eritrocito giovane) che contiene una sostanza reticolata granulare costituita da filamenti e granuli di colore azzurro o rosso violetto.
i reticolociti
Sono gli elementi di transizione tra eritroblasti nucleati (proeritroblasti) e gli eritrociti: queste cellule della linea eritroide sono prodotte nel midollo osseo e, quando vengono rilasciate nel circolo ematico, assumono le caratteristiche proprie dell’eritrocita, dopo una maturazione di un giorno circa; i reticolociti si definiscono per la presenza di materiale citoplasmatico, costituito prevalentemente da mitocondri e residui di materiale genetico (acido ribonucleico ribosomiale), evidenziabili come granuli e filamenti alla colorazione sopravitale, come il blu brillante di cresile.
Poiché i globuli rossi sopravvivono in circolo circa 120 giorni, il midollo osseo è continuamente impegnato nella produzione di nuovi eritrociti, che vadano a sostituire quelli vecchi o degradati, garantendo, in questo modo, la costanza del numero delle emazie nel sangue circolante.
Nell’adulto vengono prodotti circa 2 milioni di globuli rossi al secondo: durante la maturazione della cellula, c’è uno stadio dalla durata di 1÷2 giorni, che corrisponde al reticolocita, in cui il nucleo viene espulso per divenire un eritrocita maturo; i reticolociti, presenti sia nel midollo osseo, sia nel sangue periferico, sono i globuli rossi giovani, ancora immaturi, e rappresentano lo 0,5%÷2,5% dei globuli rossi circolanti.
reticolocitosi
La conta reticolocitaria è un esame utilizzato per determinare la quantità (assoluta e/o percentuale) di reticolociti circolanti nel sangue, venendo utilizzata per valutare la funzionalità del midollo osseo e della sua capacità di rispondere in maniera adeguata alle richieste di globuli rossi dell’organismo, supportare la diagnosi delle patologie che influenzano la produzione dei globuli rossi nel sangue, come l’anemia e le disfunzioni del midollo osseo, diagnosticare le forme di anemia causate da alterazioni funzionali del midollo osseo da quelle conseguenti ad emorragia o emolisi, approfondire le cause di valori alterati relativi al numero di globuli rossi, all’emoglobina ed all’ematocrito, dopo l’esecuzione dell’esame emocromocitometrico, monitorare l’efficacia del trattamento, come, ad esempio, in caso di anemia sideropenica, carenza di vitamina B12 e folati, insufficienza renale, chemioterapia o trapianto di midollo osseo.
Nei soggetti con riduzione dei valori di emoglobina, la conta reticolocitaria permette la distinzione iniziale delle anemie, soprattutto quando si presentano forme normocitiche, in anemie senza reticolocitosi (causate o associate a ridotta produzione di globuli rossi per lesioni di vario tipo dei progenitori midollari) oppure anemie con reticolocitosi (associate ad aumentata distruzione [emolisi] o perdita [emorragia]), con progenitori integri ed efficienti, ma insufficienti per riequilibrare il danno periferico).
La reticolocitosi può essere segno di:
→ anemia perniciosa o anemia sideropenica – l’organismo compensa questa perdita o la carenza di globuli rossi, incrementando il ritmo dell’eritropoiesi; ciò si riflette nell’aumentato rilascio di reticolociti nel sangue da parte del midollo osseo.
→ malattie renali.
Quando la reticolocitosi è associata ad una riduzione della concentrazione dell’emoglobina, una diminuzione dell’ematocrito ed un ridotto numero di globuli rossi bassi , può indicare la presenza di:
→ perdita eccessiva di sangue – in presenza di un’emorragia acuta o sanguinamento cronico, il numero di reticolociti aumenta per compensare i deficit di globuli rossi.
→ anemia emolitica – il midollo osseo aumenta la produzione di globuli rossi per compensarne l’eccessiva distruzione, con il conseguente aumento del numero di reticolociti in circolo.
→ patologia emolitica nel neonato – in questa situazione potenzialmente fatale, è presente un’aumentata distruzione dei globuli rossi.
I reticolociti aumentano fisiologicamente nel corso della gravidanza, nei neonati, che presentano livelli elevati di questi precursori dei globuli rossi che si normalizzano entro pochi giorni dalla nascita, o quando una persona si reca ad altitudini più elevate rispetto a quelle in cui vive; anche i fumatori possono presentare un incremento del numero dei reticolociti.
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