teratogeno

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ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2017 alle 15:32

Dal greco τέρατος (tèratos → aberrazione, anomalia, malformazione, mostruosità ma anche prodigio) e γενς (genís → che genera [dal tema γεν– → generare]): fattore in grado di alterare il normale sviluppo di un embrione causando malformazioni nell’embrione o nel nascituro. Prima del XVII secolo la teratologia rappresentava lo studio dei prodigi e delle meraviglie, del fantastico e dello straordinario, dell’anomalo; “Teratos” è il nome del mostro, ma anche, dei miracoli di Cristo, rappresentando il prodigio, al di là del bene o del male. Il sogno rappresenta un potente teratogeno della psiche, un crogiuolo di fantasia, idillio miracoloso e terrore. Attualmente il linguaggio medico ha monopolizzato questa parola, riferendola esclusivamente alle deformità neonatali, alle malformazioni congenite o agli individui con anomalie significative. Il termine è divenuto popolare negli anni sessanta grazie al Dr. David W. Smith, della University of Washington Medical School, uno dei ricercatori che è divenuto famoso nel 1973 per la scoperta della sindrome alcolica fetale. Grazie alla maggiore comprensione dell’origine dei difetti neonatali, il campo della teratologia si accavalla con altri campi delle scienze di base includendo la biologia dello sviluppo, l’embriologia e la genetica; è detta teratogena una sostanza che può provocare tali malformazioni qualora la madre venga esposta ad essa durante la gravidanza o, in alcuni casi, anche prima di essa. Oltre alle anomalie ontogenetiche, la teratogenesi può essere strettamente connessa alle mutazioni genetiche, cioè all’alterazione delle sequenze geniche.

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