ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2025 alle 16:07
definizione
Esame ematico utilizzato per valutare la compatibilità tra gruppi sanguigni e rilevare l’eventuale di anticorpi in grado di attaccare e distruggere i globuli rossi: noto anche con il nome di “test dell’antiglobulina”, è stato messo a punto nel 1945 dagli immunologi di Cambridge Robin Coombs (dal quale prende il nome), Arthur Mourant e Rob Race.
Il gruppo sanguigno si eredita dai genitori e viene definito in base ad alcune sostanze che si trovano sulla superficie degli eritrociti, in grado di essere riconosciute dal sistema di difesa dell’organismo, chiamate antigeni Rh oppure antigeni del sistema AB0.
Il test si basa sul fatto che i globuli rossi non vengono mai a contatto tra loro perché sulla loro membrana sono presenti cariche elettriche negative che provocano un fenomeno di repulsione reciproca; per ottenere l’agglutinazione delle emazie è necessario che si creino dei ponti, costituiti da anticorpi, sufficientemente potenti da superare la forza di repulsione: questi anticorpi appartengono, in massima parte, alle immunoglobuline della classe IgM, anche se le IgG svolgono un ruolo non secondario in quanto perchè in grado di promuovere la risposta immunitaria.
Robin Coombs e colleghi scoprirono che, aggiungendo una antiglobulina, era possibile promuovere l’agglutinazione in quanto questa, interponendosi due IgG che si trovano sulle membrane dei globuli rossi, creava una forza di attrazione in grado di superare il raggio d’azione della repulsione; iI test di Coombs è attuabile in due distinte modalità:
→ test di Coombs diretto – consente di individuare la presenza di eventuali anticorpi, o di frazioni del complemento, adesi direttamente alla superficie dei globuli rossi: si tratta di un esame importante nella diagnosi delle cosiddette anemie emolitiche immuno-mediate, causate cioè dalla presenza di anticorpi che aggrediscono e danneggiano i globuli rossi, permettendo una diagnosi differenziale in caso di anemia o ittero di origine sconosciuta. Il meccanismo alla base del fenomeno emolitico può essere autoimmunitario (lupus eritematoso sistemico, mononucleosi infettiva, sindrome di Evans ….), alloimmunitario (trasfusione di sangue non compatibile), oppure indotto dall’assunzione di particolari farmaci (chinidina, metildopa, procainamide…).
→ test di Coombs indiretto – rileva la presenza di anticorpi liberi contro i globuli rossi, ovvero svincolati dal legame con le emazie: viene eseguito sul sangue della madre durante la gravidanza, per valutare la presenza di anticorpi anti-Rh e l’opportunità di eventuali misure profilattiche oppure come parte essenziale dei test di compatibilità pretrasfusionale.
In gravidanza se la madre ha un gruppo sanguigno Rh negativo e il feto è Rh positivo, il sangue della madre non è compatibile con quello del feto/neonato: l’organismo della madre riconosce i globuli rossi del feto come estranei e al primo contatto sangue-sangue, ad esempio in occasione di un parto o di un aborto o di una amniocentesi, si sensibilizza; ad una eventuale successiva gravidanza, lo stato di sensibilizzazione della mamma porterà il suo sistema immunitario a produrre anticorpi anti-Rh per distruggere i globuli rossi del feto.
Ciò provocherà eritroblastosi fetale o malattia emolitica del feto e del neonato (M.E.F.N.), un’anemia emolitica causata dalla trasmissione attraverso la placenta di anticorpi materni diretti contro il fattore Rh dei globuli rossi del feto: il test di Coombs indiretto, permettendo di rilevare la presenza di anticorpi anti-Rh nella madre, è un esame fondamentale per stabilire il rischio che possa verificarsi un’anemia emolitica nel nascituro e mettere in atto le misure per prevenirla. Il test di Coombs indiretto viene utilizzato anche per rilevare la produzione di anticorpi anti-Rh in alcune malattie (malattie autoimmuni o tumori) o in seguito ad una trasfusione di sangue tra individui appartenenti a gruppi sanguigni diversi (Rh positivo e negativo).
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