vertigine soggettiva

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definizione

Sensazione di movimento del corpo rispetto all’ambiente; la falsa sensazione di rotazione degli oggetti deve essere considerato un sintomo, in quanto la vertigine è una distorsione della percezione sensoriale contraddistinta da un disturbo della sensibilità spaziale: classicamente viene descritta come un senso d’instabilità o confusione, di “testa ovattata” e obnubilamento del sensorio, che rende difficile la stazione eretta o la deambulazione dritta, con possibili episodi di perdita di coscienza, lipotimia, lateropulsione.

Alle vertigini soggettive si contrappongono le vertigini oggettive, contraddistinte dalla sensazione di rotazione dell’ambiente rispetto al corpo, anche se questa distinzione può rilevarsi limitante in quanto, non di rado, i due fenomeni tendono a coesistere, rendendo difficoltoso descrivere con precisione le caratteristiche del disturbo: in genere la vertigine soggettiva si presenta meno violenta e più sfumata della vertigine oggettiva.

La sensazione di spostamento del corpo rispetto all’ambiente è un sintomo e non una malattia: può essere considerata la conseguenza di processi disfunzionali o patologici che influenzano vuoi la modalità di percezione da parte del sistema nervoso delle informazioni provenienti dall’ambiente o del corpo oppure l’incapacità di “incasellare” tali informazioni percettive e sensoriali in modo corretto.

Da un punto di vista eziologico, le vertigini soggettive sono di origine “centrale” che spesso possono essere la manifestazione di patologie cerebrali o cerebellari, di disturbi del sistema nervoso centrale, di sclerosi a placche, neoplasie primitive o metastatiche, epilessia; talvolta la vertigine è un sintomo dell’emicrania oppure la conseguenza di patologie a carico del sistema cardiovascolare come i deficit del macrocircolo o microcircolo, le trombosi, le emorragie, gli aneurismi, l’alterazioni della gittata cardiaca o del ritmo cardiaco, l’ipertensione, l’ipotensione ortostatica che possono generare quella che viene definita vertigine presincopale.

lenire il sintomo, correggere lo squilibrio …

L’intervento del professionista del ben-essere può rivelarsi di grande aiuto per chi è limitato nella propria qualità di vita da questa manifestazione: non di rado, infatti, l’insicurezza nella stazione o nella deambulazione può assumere forme debilitanti che impediscono anche il più semplice movimento del capo, condizionando pesantemente le possibilità di chi è affetto da questo sintomo; allo stesso tempo la presenza della vertigine induce solitamente una serie di atteggiamenti posturali compensatori che producono tensione muscolare, rigidità e stiffness che possono incrementare ulteriormente le manifestazioni vertiginose, esacerbare i sintomi dipendenti dalla rigidità del rachide (cefalee, cervicobrachialgie, lombalgie, lombosciatalgie e quadri associati …) o essere il fattore scatenante di manifestazioni disfunzionali latenti.

La presenza di una sintomatologia associata a livello gastrico, è spesso causa di alterazioni della sfera digestiva, con l’insorgenza di manifestazioni quali dispepsia, gastralgia, tensione a livello dell’epigastrio o del diaframma respiratorio in grado di riverberarsi a livello cervicale e suboccipitale (C0∞C1), con l’interessamento delle radici nervose ivi presenti, dando origine anche a ripercussioni sulla funzionalità del nervo vago, o a livello della base del cranio, con il coinvolgimento di differenti nervi cranici, causando un ulteriore incremento delle vertigini.

Grazie al Cranio-Sacral Repatterning, il professionista qualificato e preparato ha la possibilità di intervenire, vista la delicatezza di azione e la non invasività delle tecniche utilizzate, già durante le fase acute, quando la vertigine può risultare molto invalidante: una costante, da un punto di vista clinico, delle manifestazioni vertiginose è la presenza di alterazioni funzionali dell’articolazione atlanto-occipitale e dei rapporti fra l’atlante o l’occipite, che possono coinvolgere sia i muscoli sub-occipitali, sia muscoli quali i muscoli sterno-cleido-occipito-mastoidei, i muscoli trapezi superiori o i muscoli scaleni; la presenza di fissazioni atlanto-occipitali, di imbricamento dei condili occipitali, dei rockers possono essere considerate disfunzioni frequenti se non addirittura ricorrenti.

La possibilità di ricorrere a tecniche quali lo sblocco sub-occipitale, l’atlas disengagement, l’unwinding fasciale, il rocking mastoideo, il reset temporo-mandibolare permette all’operatore professionale di rilasciare gran parte delle tensioni “stoccate” e “stratificate” a questo livello: queste tecniche, pur essendo veramente delicate e non invasive, sono molto profonde, rivelandosi capaci di creare cambiamenti radicali non solo a livello dell’articolazione atlanto-occipitale, ma anche sull’equilibrio e la centralità corporea.

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